Piede piatto del bambino

Il piede piatto è una conformazione del piede caratterizzata dall’appiattimento della volta plantare (la parte della superficie plantare del piede che, in situazioni fisiologiche, non tocca il terreno quando si è in posizione eretta) e dalla valgo-pronazione del calcagno. Dai 10 mesi di vita fino ai 3-4 anni di età questa situazione è del tutto fisiologica e rientra nella normale crescita del piede (piede piatto fisiologico), ed è generalmente portata a correggersi spontaneamente entro i 6-7 anni di età. Anche quando la presenza dei piedi piatti permane senza regredire autonomamente la condizione è, la maggior parte delle volte, indolore.

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Alluce Valgo – Chirurgia Percutanea – Tecnica mini-invasiva

Chirurgia Percutanea mini – invasiva dell’avampiede

La chirurgia percutanea, metodica operatoria che ha permesso di rivoluzionare i protocolli di trattamento delle più comuni deformità dell’avampiede, nasce negli anni ’90 negli Stati Uniti, dove è indicata con l’acronimo M.I.S. (Mini Invasive Surgery), ad opera di Stephan Isham, fondatore della Academy of Ambulatory Foot and Ankle Surgery. Successivamente, la chirurgia percutanea si è diffusa anche in Europa, arricchendosi del contributo scientifico dello spagnolo Mariano De Prado. Perché la chirurgia percutanea inizi a diffondersi anche in Italia bisogna attendere il 1999, quando il Dott. Andrea Bianchi iniziò a operare secondo tale metodica, generando intorno a sé una vera e propria scuola di entusiasti: molti degli specializzando che hanno potuto osservare direttamente gli interventi eseguiti e i risultati clinici conseguiti all’applicazione di tale metodica sono stati in seguito in grado di apprenderne i rudimenti contribuendo a perfezionarla e diffonderla ulteriormente.

TECNICA INNOVATIVA:

  • RAPIDA (solo 20 minuti di intevento)
  • INDOLORE
  • SENZA FERITE CHIRURGICHE (nessuna cicatrice!)
  • SENZA MEZZI DI SINTESI (niente chiodi o viti!) E SENZA IMMOBILIZZAZIONE
  • RECUPERO IMMEDIATO (si può camminare dal giorno stesso dell’intervento!)
Prima Dopo Prima Dopo

L’unico modo per risolvere definitivamente la problematica dell’alluce valgo e le deformità ad esso associate consiste nell’esecuzione di un intervento di chirurgia percutanea dell’avampiede, che permette di ottenere un risultato stabile e invariato nel tempo, in quanto l’alluce valgo trattato chirurgicamente non può e non deve recidivare.

Trattamento chirurgico percutaneo

L’intervento in chirurgia percutanea per la cura dell’alluce valgo è tecnica operatoria di recente impiego e per ora non molto diffusa.

Quali sono i vantaggi dell’intervento con chirurgia percutanea?

È presto detto: l’intervento con chirurgia percutanea per il trattamento dell’alluce valgo è caratterizzato dall’assenza di incisioni chirurgiche (approccio strettamente percutaneo significa infatti che non vengono effettuate incisioni, ma il chirurgo opera attraverso piccolissimi forellini), e dunque di vistose cicatrici post-operatorie, e da tempi di esecuzione estremamente ridotti. Tali condizioni rendono praticamente nulla l’invasività dell’intervento che in questo modo riscuote largo consenso da parte dei pazienti.

La chirurgia percutanea è una tecnica operatoria estremamente versatile, che trova applicazione nel trattamento delle principali deformità dell’avampiede: dall’alluce valgo alle dita a martello, dalla metatarsalgia da sovraccarico con callosità plantari alle ipermetrie metatarsali, dal quinto dito varo a lussazioni, deviazioni laterali o sovrapposizioni delle dita, la chirurgia percutanea può essere risolutiva in un’ampia serie di problematiche che interessano l’avampiede.

Infatti la tecnica di trattamento, finalizzata al ripristino del corretto asse scheletrico dell’alluce e delle dita, prevede l’esecuzione di sezioni ossee (osteotomie) e sezioni delle strutture capsulari e legamentose retratte, come nella chirurgia tradizionale. L’aspetto rivoluzionario e vantaggioso della tecnica è da individuarsi precisamente nelle modalità di esecuzione e nella strategia operatoria: durante l’operazione di chirurgia percutanea per il trattamento dell’alluce valgo e/o di eventuali deformità ad esso correlate, isottilissimi strumenti chirurgici impiegati vengono introdotti nella cute tramite minuscoli forellini e senza bisogno di eseguire incisioni cutanee.


Per garantire la correttezza delle manovre eseguite e il giusto orientamento delle linee osteotomiche, l’intervento è eseguito sotto controllo radioscopico.


La chirurgia percutanea permette così di conservare l’integrità delle parti molli e di rendere le fratture intrinsecamente stabili grazie al corretto orientamento delle linee di taglio: la chirurgia percutanea rende superfluo eseguire stabilizzazioni con mezzi di sintesi, come chiodi e viti. La correzione è infatti mantenuta da un semplice bendaggio, che rende possibile deambulare già il giorno stesso dell’intervento. Grazie al carico libero e alla possibilità di deambulazione immediata,  il piede riesce a ritrovare velocemente e spontaneamente il suo assetto più naturale.

I vantaggi della chirurgia percutanea applicata per il trattamento dell’alluce valgo includono innanzitutto tempi chirurgici e tempi di recupero ridottissimi e un post-operatorio scarsamente doloroso: l’intervento di chirurgia percutanea, praticato in anestesia locale, può infatti essere eseguito in Day Hospital.

La correzione effettuata con la tecnica della chirurgia percutanea prevede:



Asportazione mediante fresatura della esostosi mediale del 1° metatarso (comunemente chiamata “cipolla”), principale causa di borsite e arrossamento.



Sezione esterna della capsula articolare, legamenti e tendite abduttore dell’alluce che, retratti e in tensione, determinano l’inclinazione laterale del dito.







Sezione ossea (osteotomia) del collo del 1° metatarso, secondo una linea del tutto sovrapponibile a quella praticata nella tecnica mini-invasiva di Bosch, ma eseguita con l’ausilio di una sottilissima fresa. È possibile, quando necessario, associare l’asportazione di un cuneo osseo interno per correggere l’orientamento della superficie articolare metatarsale.











Spostamento manuale (traslazione) della testa del 1° metatarso verso l’esterno. In tal modo l’alluce può “rimontare” in posizione corretta sulla superficie articolare del suo metatarso.


 








Eventuale osteotomia della falange basale dell’alluce con sottrazione di piccolo cuneo osseo (osteotomia di Akin) qualora fosse necessario anche correggere l’inclinazione della falange ungueale.

 



PRIMA DOPO PRIMA DOPO
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Alluce valgo – Aspetto clinico caratteristico

L’alluce valgo può essere riconosciuto dal suo caratteristico aspetto clinico. Oltre alla deviazione laterale dell’alluce di cui si è parlato diffusamente al punto Alluce Valgo – Cos’è?, è anche possibile osservare la formazione di una sporgenza ossea situata sul lato interno della testa del primo metatarso (esostosi). A causa dell’attrito con la calzatura, tale sporgenza determinata dall’angolo di valgismo provoca la comparsa di una tumefazione cutanea e sottocutanea (borsite) arrossata e dolente, che nel linguaggio comune viene generalmente chiamata “cipolla”.

Il decorso dell’alluce valgo è lentamente progressivo e ingravescente:

l’alluce arriva a posizionarsi obliquamente sopra o sotto il secondo dito comportandone una lussazione dorsale o un decubito da schiacciamento.

la caratteristica borsite a “cipolla”, sempre più gonfia a causa del liquido sieroso, diventa sempre più sporgente, essendo un presidio messo in atto dal piede interessato dalla patologia dell’alluce valgo per evitare l’ulcerazione.

Come conseguenza principale della presenza di alluce valgo e dell’inesorabile allargamento della parte anteriore del piede, diventa sempre più difficile riuscire a camminare e indossare calzature normali, anche se con punta larga e/o arrotondata, a causa del conflitto che si crea tre le dita dei piedi, la sporgenza ossea e l’interno della calzatura stessa.

Dal punto di vista clinico, in presenza di alluce valgo le radiografie mostrano uno scivolamento laterale con basculamento della falange basale dell’alluce intorno alla testa del metatarso. Scivolamento e basculamento della falange sono accompagnate da una progressiva retrazione delle parti molli periarticolari situate sul compartimento esterno dell’articolazione meta-tarso-falangea. In termini clinici, l’alluce valgo determina cioè una retrazione della capsula e del legamento meta-tarso falangeo e l’accorciamento del capo falangeo del tendine abduttore dell’alluce (responsabile dell’inclinazione del dito). Il decorso dell’alluce valgo comporta anche la progressiva dislocazione dei tendini lunghi (flessore lungo dell’alluce ed estensore proprio dell’alluce) che, comportandosi come una corda d’arco tesa fra la falange ungueale e il metatarso, si spostano progressivamente verso l’esterno.

Ulteriore conseguenza della presenza di alluce valgo è una rigidità articolare sempre più grave e la formazione di becchi articolari (osteofiti) dovuti al conflitto (in gergo impingement) della falange contro il metatarso. Ecco perché l’alluce valgo può essere anche responsabile della comparsa di un’artrosi secondaria. Parallelamente, l’alluce valgo genera una dislocazione esterna, e quindi la lussazione, delle ossa sesamoidi: mentre queste ultime perdono la normale e fisiologica posizione al di sotto della testa metatarsale, si viene a creare un’insufficienza del flessore dell’alluce che incide fortemente sulla fase di spinta del passo. La dislocazione delle ossa sesamoidi è un altro degli aspetti dell’alluce valgo che, insieme alla borsite, contribuisce a rendere difficile camminare normalmente.

Inoltre, il varismo del primo metatarso, cioè l’inclinazione del primo osso metatarsale verso l’interno (quindi in direzione opposta a quella che dovrebbe avere un alluce non valgo) può essere di entità variabile, e ciò condiziona in modo direttamente proporzionale la gravità della patologia dell’alluce valgo rendendo più o meno urgente la programmazione di un intervento per la cura della patologia in questione. L’alluce valgo può infatti essere curato con un’operazione di chirurgia percutanea mini-invasiva, effettuata presso cliniche specializzate nella cura delle patologie del piede.

Alluce Valgo – Deformità Associate

La patologia dell’alluce valgo è generalmente associata alla comparsa di altre deformità che coinvolgono l’intero avampiede, rendendo sempre più difficile la deambulazione e la possibilità di indossare calzature. Si assiste in tali casi alla comparsa di dita a martello, oppure deviazioni assiali laterali delle medesime come spinte in fuori dall’alluce stesso, borsiti dorsali e/o plantari con formazioni di callosità e ulcerazioni.

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Alluce valgo – Chirurgia tradizionale

Alluce valgo (sinoviectomia-artroplastica-protesi articolari – artrodesi o blocchi articolari)

Come si è accennato nella sezione Chirurgia Percutanea mini – invasiva dell’avampiede, non sempre è possibile effettuare un intervento in chirurgia percutanea per risolvere le problematiche dell’alluce valgo ed eventuali altre deformità dell’avampiede. In particolare, in presenza di gravi deformità con lussazioni irriducibili e strutturate, grave degenerazione cartilaginea delle superfici articolari, artrosi conclamata e malattie autoimmunitarie, per il trattamento dell’alluce valgo e delle altre deformità del piede potrebbero risultare più indicate le metodiche della chirurgia tradizionale.

Per stabilire con certezza le cause dell’alluce valgo, e dunque le metodiche di trattamento più indicate, si sottolinea l’importanza di una diagnosi corretta e precoce della patologia dell’alluce valgo, che permetta di adeguare il trattamento secondo necessità. Solo gli specialisti qualificati sono in grado di valutare singolarmente ogni situazione, individuando le metodologie di trattamento più adeguate.. Ma vediamo insieme in che cosa consiste l’intervento di chirurgia tradizionale che permette di risolvere la problematica dell’alluce valgo

Chirurgia tradizionale

L’intervento di chirurgia è finalizzato a ripristinare la corretta postura in asse del dito deviato verso l’esterno sul sottostante metatarso (a sua volta normalmente deviato verso l’interno). Il trattamento chirurgico è pertanto rivolto ad entrambi i segmenti anatomici. Le tecniche chirurgiche a disposizione per effettuare l’intervento di correzione dell’alluce valgo sono molteplici: la scelta della modalità di intervento più indicata deve essere effettuata dallo specialista tenendo in considerazione il quadro clinico e l’anamnesi completa del paziente: non esiste un’unica tecnica universalmente efficace nel trattamento dell’alluce valgo, specie se impiegata in modo generalizzato e indiscriminato.

Decorso post operatorio

Nelle ore immediatamente successive all’intervento di chirurgia per correggere la problematica dell’alluce valgo, il paziente viene sottoposto a trattamento analgesico con elastomero: questo viene somministrato iniziato prima che termini l’effetto della anestesia e protratto fino al momento della dimissione (che normalmente avviene il giorno dopo), in modo da evitare la comparsa di dolore e quindi la necessità di un trattamento analgesico a domicilio.

Dopo pochi giorni (generalmente 1 settimana) di riposo, che permette il completo assorbimento dell’edema post-chirurgico e la totale regressione dell’eventuale dolore, il paziente può deambulare, evitando tuttavia di caricare l’avampiede e l’alluce. Per proteggere la parte anteriore del piede può risultare utile indossare una scarpa ortopedica specifica, detta “talus”, che permette di eseguire l’appoggio soltanto sulla parte posteriore del piede.

Il permesso del carico libero, sia nei casi sottoposti ad osteotomia che in quelli trattati con artrodesi, sarà dato solo dopo controllo Rx grafico finale, che generalmente si effettua dopo circa 50-60 giorni dall’intervento, e valutazione della affidabilità del callo osseo neoformato. Durante questo periodo è necessario sottoporre il paziente operato per la problematica dell’alluce valgo con terapia anti trombotica a base di preparati eparinici a basso peso molecolare.

Tecnica mini invasiva

In pazienti adolescenti e nei giovani adulti che presentino un alluce valgo “primitivo”, cioè non determinato da altre patologie, potrà essere preferita una tecnica operatoria mini invasiva, seppure sempre a cielo aperto. Questa metodica di intervento consiste nella sezione o osteotomia della testa del 1° metatarso attraverso una incisione cutanea di appena 1 cm, che ne permette la traslazione o spostamento verso l’esterno: in tal modo si determina contemporaneamente una correzione della deviazione del metatarso e del dito in direzione opposta, permettendogli di “rimontare” in asse sulla articolazione. La tecnica mini invasiva non prevede la correzione della lassità capsulare mediale o della retrazione delle strutture anatomiche esterne, né l’impiego di mezzi di sintesi (nel senso tradizionale del termine, cioè con stabilizzazione della rima di frattura). Il mantenimento della correzione viene comunque assicurato dall’inserzione mediale di un chiodo alla base dell’unghia, che decorre sottocutaneo e parallelo all’asse del dito. Il chiodo termina nel canale midollare “beante” del metatarso dove si ancora dopo che è stata eseguita la traslazione esterna della testa.

Essendo una tecnica di chirurgia mini-invasiva, la qualità del risultato dipende esclusivamente dalla manualità e abilità del chirurgo nell’eseguire lo spostamento osseo, mentre la correzione delle strutture tendinee e capsulari retratte avviene per stiramento. Ecco perché non si sottolinea mai abbastanza l’importanza di rivolgersi a professionisti specializzati

La tecnica di chirurgia mini invasiva per la correzione dell’alluce valgo è un trattamento molto rapido (l’intervento dura generalmente 5-6 minuti) la cui “incompletezza ed empirismo” è compensata in giovane età dalla esuberante capacità biologica nella formazione del callo osseo. Questa procedura viene tuttora largamente utilizzata nei maggiori centri di Chirurgia del Piede seppure, a nostro avviso, risulti ormai abbondantemente superata dalle più brillanti metodiche di intervento con chirurgia percutanea, anch’essa “filosoficamente empirica” ma più completa e versatile, soprattutto per quanto riguarda la correzione dell’orientamento della superficie articolare metatarsale (PASA).

Osteotomia a cielo aperto

Diversamente, quando l’età del paziente, o le sue esigenze di lavoro, richiedono un intervento più preciso, è preferibile l’impiego di tecniche più tradizionali. L’incisione più ampia, deve permettere il dominio completo di tutte le strutture.

osteotomia della testa metatarsale può essere eseguita in forma di L rovesciata, a V, a coda di rondine: la traslazione esterna, più o meno importante, viene eseguita secondo necessità e la correzione èstabilizzata con una o due viti a seconda della linea osteotomca. Viene eseguita contemporaneamente una sezione della capsula esterna retratta e del capo falangeo del tendine dell’ abduttore dell’alluce anch’esso retratto, la lisi (o liberazione) della testa metatarsale e del metatarso dalle aderenze con i sesamoidi e i tessuti circostanti; inoltre la correzione ottenuta viene ulteriormente consolidata da una plastica capsulare, che prevede l’accorciamento dei tessuti molli sul lato interno.

Quando invece il valgismo dell’alluce si accompagna ad artrosi della articolazione metatarso falangea, queste tecniche chirurgiche porterebbero inevitabilmente ad una ulteriore rigidità dell’alluce con aggravamento della sintomatologia dolorosa.

Sarà necessario allora quantificare il grado di degenerazione articolare e cartilaginea e quindi la possibilità o meno di recuperare la funzionalità della articolazione metatarso falangea.

Nelle fasi iniziali infatti, a cartilagine ancora integra, è sufficiente limitarsi ad una “cheiloplastica” o asportazione marginale degli osteofiti e procedere successivamente alla correzione del valgismo con osteotomia di traslazione della testa metatarsale come precedentemente descritto, ma associando a questa la sottrazione di un piccolo frammento osseo in modo da ottenere un contemporaneo arretramento della testa metatarsale con effetto decompressivo sulle cartilagini articolari. La sintesi con vite assicurerà, anche in questo caso, la correzione ottenuta.

Diversa invece sarà la condotta chirurgica di fronte ad una lesione e ulcerazione delle cartilagini articolari, come avviene nelle artrosi avanzate, nelle patologie autoimmunitarie come l’artrite reumatoide, nelle lesioni post-traumatiche, ecc.

In tali casi, non è razionale cercare di salvare l’articolazione ed è necessario procedere alblocco articolare o artrodesi dell’alluce sul metatarso in posizione assiale corretta e in leggera estensione onde permettere anche, in presenza della rigidità, una normale andatura con conservazione della fase di “stacco” del passo.

Altra scelta può essere laartoplastica della prima MF associata o meno a quella delle atre dita

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Alluce Valgo – Trattamento Conservativo

Trattamento conservativo dell’alluce valgo

Come si è visto nelle sezioni dedicate a Sintomi e Aspetto clinico caratteristico dell’Alluce Valgo e Deformità associate all’alluce valgo, la patologia è degenerativa e genera una serie di altre deformazioni invalidanti che possono rendere doloroso e difficile, se non impossibile, lo svolgimento delle più comuni azioni quotidiane, come ad esempio il gesto di indossare scarpe e i semplici movimenti necessari a camminare. L’alluce valgo genera infatti anche la caratteristica sporgenza ossea a “cipolla” (esostosi della testa metatarsale), che provoca arrossamento, dolore, infiammazioni (c.d. borsiti) e ulcerazioni; inoltre, spesso l’alluce valgo causa lo sviluppo di altre patologie del piede, come dita a martello, sovraccarichi metatarsali con callosità plantari e conseguente metatarsalgia, condizioni che rendono urgente sottoporsi a una visita specialistica ed eseguire un intervento chirurgico per la correzione dell’alluce valgo e di queste patologie eventualmente associate.

La Dott.ssa Myriam Cecchi, disponibile per visite presso gli ambulatori di Milano, Legnano, Bollate, Novara, Cesena, Rimini, Pesaro e Catania, in cui effettua le visite, esegue interventi di chirurgia percutanea per la cura dell’alluce valgo nelle case di cura di Milano, Cesena, Rimini e Catania. Specializzata in Ortopedia e Traumatologia, Neurologia e Patologia della mano e del piede e Neurochirurgia periferica, la Dott.ssa Myriam Cecchi è ad oggi tra i maggiori esperti nel trattamento chirurgico dell’alluce valgo, inizialmente curato con le tecniche tradizionali, in seguito perfezionate con trattamenti sempre meno invasivi come la chirurgia percutanea, per l’appunto detta mini-invasiva. La Dott.ssa Myriam Cecchi, si attiene scrupolosamente ai protocolli della chirurgia percutanea per la risoluzione definitiva della problematica dell’alluce valgo e di tutte le deformità ad esso associate.

Tuttavia, quando l’alluce valgo è al primo stadio e prima che si verifichino ulteriori conseguenze sempre più spiacevoli che rendono indispensabile ricorrere a un intervento chirurgico, il paziente può mettere in atto delle precauzioni per rallentare e limitare il decorso delle deformazioni: queste strategie fanno parte di quello che viene comunemente indicato come trattamento conservativo dell’alluce valgo. Vediamo in dettaglio che cosa si può fare per limitare la degenerazione dell’alluce valgo, intervenendo precocemente sin dalle prime fasi della sua comparsa. Nella fase iniziale della formazione dell’alluce valgo, quando cioè il difetto è lieve e l’arrossamento è saltuario e provocato soltanto da alcuni tipi di calzatura, è sufficiente adottare scarpe idonee (a punta larga e molto morbide), utilizzando eventualmente anche gli appositi cuscinetti separa-dita facilmente reperibili in farmacia per attenuare il fastidio provocato dall’inclinazione del dito.

Inoltre, in presenza di alluce valgo secondario, cioè alluce valgo determinato da pronazione-valgismo del retro piede, una strategia utile consiste nell’utilizzare regolarmente plantari correttivi: tali ortesi contribuiscono a ripristinare il corretto orientamento dell’asse del calcagno e a contrastare l’insufficienza dell’articolazione sottoastragalica. Utilizzando i plantari correttivi, che si possono acquistare in qualsiasi ortopedia o farmacia specializzata, è possibile rallentare la deviazione dell’alluce valgo, alleviando l’appoggio sulla callosità situata sulla superficie interna dell’alluce e in tal modo riducendo il fastidio e l’arrossamento causati dalle calzature comuni.

Il trattamento conservativo dell’alluce valgo può essere adottato anche in presenza di patologie associate come callosità plantari (metatarsalgie): in questo caso è necessario utilizzare dei plantari specifici conformati in modo da ridurre l’appoggio al suolo delle teste metatarsali (plantari con barra di sostegno retro-capitato).

Nel caso di associazione con dita a martello, come già riportato nella sezione relativa alle Deformità associate all’alluce valgo, in commercio è possibile trovare numerosi presidi ortesici come anellini e cuscinetti separa-dita, che permettono di migliorarne l’assetto, evitando conflitti con il suolo e la calzatura.

Tuttavia, sebbene questi piccoli accorgimenti siano utili soprattutto nelle fasi iniziali della formazione dell’alluce valgo e permettano di rallentarne il decorso, non sono tuttavia in grado di impedire l’aggravamento della deformità. Il beneficio che si può trarre dall’attuazione delle precauzioni ortesiche e ortopediche elencate è infatti strettamente limitato alle fasi in cui la deformità non sia strutturata, dopodiché il vero e unico trattamento dell’alluce valgo è l’intervento chirurgico. La patologia dell’alluce valgo è infatti ingravescente, dolorosa e fortemente invalidante, e la convivenza con essa diventa inesorabilmente sempre più difficile.

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Alluce valgo – Cos’è?

L’alluce valgo è una deformità dell’avampiede di comune osservazione, consistente nella deviazione laterale dell’alluce che, inclinandosi progressivamente verso le altre dita, determina una deviazione assiale a catena anche di queste.

Infatti, se il piede normale presenta le 5 dita ben allineate rispetto ai raggi metatarsali, equidistanti tra loro, nel piede affetto da alluce valgo il primo metatarso si allontana dal secondo causando un’apertura “a ventaglio” delle dita del piede. A causa di una lassità legamentosa, la base di appoggio dell’alluce si inclina, e il dito è costretto a deviare avvicinandosi alle altre dita. Inoltre, altro aspetto caratteristico dell’alluce valgo è costituito dal progressivo allargamento del piede, su cui si può osservare la formazione della caratteristica protuberanza dell’alluce valgo. Dunque, l’alluce valgo è una deformazione a carico dell’articolazione del primo dito del piede: a causa di lassità legamentosa o di una conformazione prestabilita dello scheletro del piede (causa idiopatica), si osserva una deviazione laterale dell’alluce a livello dell’articolazione metatarso-falangea, ossia una progressiva inclinazione dell’alluce, che si sposta verso le altre dita. In presenza di alluce valgo, il primo metatarso e l’alluce non sono più allineati ma formano tra loro il cosiddetto angolo di valgismo, da cui prende nome la deformità.

L’alluce valgo genera inoltre una caratteristica sporgenza ossea (esostosi della testa metatarsale), che provoca una serie di non trascurabili conseguenze come arrossamento, dolore, infiammazioni (c.d. borsiti) e talvolta ulcerazioni, e rende sempre più difficile camminare normalmente e indossare calzature di qualsiasi genere. Inoltre, spesso l’alluce valgo si presenta in associazione con altre patologie del piede, come dita a martello, spina calcaneare, borsite retrocalcaneare (morbo di hagluno), neuroma di Morton e metatarsialgie, condizioni che rendono quasi sempre indispensabile eseguire un intervento chirurgico per la correzione dell’alluce valgo e delle altre patologie eventualmente associate. L’alluce valgo è una patologia del piede molto frequente soprattutto in soggetti femminili, la cui età media è andata notevolmente diminuendo negli ultimi anni. Le cause della formazione dell’alluce valgo, che verranno approfondite nell’apposita sezione Alluce Valgo – Le Cause, possono essere generalmente ricondotte all’esistenza di una particolare anatomia del piede, cioè a una conformazione prestabilita dello scheletro del piede riconducibile all’esistenza di una predisposizione genetica (causa è idiopatica), a un piede valgo non trattato in età infantile e giovanile, o alla presenza di altre patologie o situazioni strutturali, come uno scorretto asse del retropiede (valgismo calcaneale e pronazione dell’astragalo) a un alluce pronato (con l’unghia rivolta verso l’interno) o a una insufficienza sotto-astragalica su base degenerativa. Inoltre, tra le cause che determinano la formazione dell’alluce valgo rientrano anche alcune patologie autoimmunitarie e degenerative; in questi casi spesso l’alluce valgo si presenta in associazione con altre deformità dell’avampiede. Infine, più raramente, la formazione dell’alluce valgo può essere ricondotta a una causa post-traumatica quali consolidazione viziosa di fratture del piede o schiacciamenti.

Tuttavia è bene sottolineare che, a differenza di quanto si possa comunemente pensare, nessun tipo di calzatura può determinare l’insorgenza dell’alluce valgo: le scarpe con tacco e/o a punta possono aggravare l’arrossamento e l’infiammazione della borsa sierosa per conflitto meccanico, ma non possono causare l’insorgenza della patologia in soggetti non predisposti. In nessun modo la scelta delle calzature può determinare la formazione o la scomparsa dell’alluce valgo: in altre parole, non basta cambiare calzature, passando da una scarpa con i tacchi a una scarpa più comoda, per indurre un miglioramento della deformità. La Dott.ssa Myriam Cecchi, specialista in Ortopedia e Traumatologia, in Neurologia e Patologia della mano e del piede e neurochirurgia periferica, è tra i maggiori esperti nella cura dell’alluce valgo. In seguito a una lunga esperienza con le tecniche tradizionali per la cura dell’alluce valgo, continuamente affinate in direzione di trattamenti sempre meno invasivi.

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Alluce rigido

L’alluce rigido è un alluce che perde la sua normale mobilità articolare, dapprima come difesa dal dolore, successivamente per vera e propria limitazione meccanica, dovuta alla degenerazione artrosica dell’articolazione metatarso-falangea.

Talvolta può essere associato anche a valgismo dell’alluce (deviazione laterale del dito), ma non per questo confuso con tale patologia.

L’alluce rigido colpisce circa il 2% della popolazione con una netta prevalenza degli uomini sulle donne, tra i 30 e i 60 anni di età.

Quali sono le cause dell’alluce rigido?

Le cause dell’alluce rigido possono essere molteplici: da alcune malattie sistemiche metaboliche (gotta), infiammatorie e autoimmuninatarie (artrite reumatoide e similari), a quelle post-traumatiche con lesioni articolari e micro traumatiche in caso di attività particolari svolte dal paziente (es. attività sportive come il calcio, danza classica, arrampicata, ecc.). Tuttavia, per quanto concerne queste ultime, è presente una conformazione anatomica del piede che predispone a questa patologia. Si tratta di un piede in cui la lunghezza dei metatarsi interni (primo, secondo, terzo) è eccessiva rispetto ai metatarsi laterali e quindi è su questi che viene a gravare maggiormente il peso del corpo. Non tutti gli sportivi sono, infatti, soggetti a questa patologia.

Quali sono i sintomi?

I sintomi si concretizzano in un dolore alla deambulazione dovuto alla ridotta mobilità dell’alluce in estensione, come avviene nella fase di “stacco” del cammino. Nelle donne vi è impossibilità a portare una calzatura con tacco, anche di ridotte dimensioni e la tendenza è quella a spostare il peso del corpo sul margine esterno del piede con frequente comparsa di tendinite dei peronei o borsite e arrossamento del quinto metatarso.

L’articolazione metatarso-falangea subisce una degenerazione cartilaginea che può ulteriormente aggravarsi (ingravescente) con progressivo e parallelo ingrossamento globale dell’articolazione stessa, dovuto alla formazione di sporgenze ossee su tutta la rima articolare (osteofiti). Tale evenienza si manifesta con la sporgenza sottocutanea dell’osso neoformato, che determina conflitto e sfregamento all’interno della calzatura, arrossamento doloroso, talvolta similare alla più nota borsite da alluce valgo.

Gli osteofiti, inoltre, con il passare del tempo determinano una vera e propria limitazione meccanica dell’estensione dell’alluce sul metatarso che viene ad aggravare la limitazione del dolore (antalgica)..

Fascite plantare

Infiammazione dolorosa della fascia plantare (lamina fibrosa che ricopre la muscolatura della pianta del piede). Insorge principalmente nel piede cavo ove la fascia è sottoposta a tensione come “la corda di un arco”. Spesso si accompagna a “spina calcaneale”.
Sintomi: dolore vivo in corrispondenza del tallone, con formazione di borsite plantare calcanearee, spesso irradiato lungo tutto l’arco plantare. Frequenti la tensione e sporgenza sottocutanea della fascia plantare nella posizione del piede sulla gamba a 90°.
Trattamento conservativo:(efficace nella maggior parte dei casi), consiste nell’utilizzo di calzature adeguate (con tacco) e applicazioni fisioterapiche.
Trattamento chirurgico mini-invasivo percutaneo di fasciotomia in caso di fallimento delle altre terapie.

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Dito a martello

Che cos’è?

E’ la retrazione in flessione di un dito a livello della articolazione interfalangea intermedia, rigida o parzialmente riducibile.

Sintomi

Callosità dolorosa con borsite sulla superficie dorsale della articolazione da conflitto con la calzatura. Tale borsite è talvolta imponente arrivando fino all’ulcerazione.

Cause

Il dito a martello si associa spesso all’alluce valgo: quest’ultimo infatti, inclinandosi lateralmente determina una spinta sulle dita esterne che risultano quindi progressivamente deviate verso l’esterno e/o costrette a trovare un loro spazio ponendosi in iperestensione (sollevamento) con lussazione progressiva dell’articolazione metatarso falangea. Il dito a martello si presenta così iperesteso sulla falange basale e flesso a livello dell’articolazione intermedia, con un tipico atteggiamento “ad artiglio”.

Trattamento

Allo stadio iniziale la deformità delle dita a martello può essere arginata e corretta manualmente e può trovare sollievo mediante l’utilizzo di presidi esterni quali piccole ortesi (che si trovano facilmente in commercio) grazie alle quali la posizione del dito migliora e lo sfregamento con la calzatura risulta attutito.

Col passare del tempo il dito a martello si struttura e diventa rigido a causa della retrazione delle capsule articolari: in estensione a livello dell’articolazione metatarso-falangea e in flessione a livello dell’articolazione interfalangea. Ciò significa che il conflitto con la scarpa diventa permanente e la deambulazione diventa sempre più problematica.
Quando la rigidità delle dita rende vano ogni palliativo, si rende necessario l’intervento chirurgico che attualmente eseguiamo con tecnica percutanea e senza impiego di mezzi di sintesi (chiodi, fili metallici, ecc..)

PRIMA
DOPO
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Neurinoma di Civinini-Morton

Degenerazione e ingrossamento fusiforme di un nervo intermetatarsale di natura displasico-irritativa o compressiva (sindrome canalicolare).
Sintomi: dolore plantare localizzato all’avampiede talvolta violento e a carattere trafittivo, spesso “capriccioso”, comunemente aggravato dalla deambulazione, può talvolta insorgere anche a riposo o improvvisamente in condizioni di completo benessere.
Trattamento chirurgico:consiste nella sezione e asportazione del segmento nervoso interessato, mediante una piccola incisione dorsale in corrispondenza dello spazio intermetatarsale corrispondente.

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